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Se vuoi la pace, prepara la guerra?

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  In questa brillante locuzione in lingua latina dello scrittore  Vegezio  si può leggere la contraddizione della guerra che è una condizione patologica della specie umana, unica creatura del regno animale che la pratica. Ma se la pace può essere mantenuta solo preparando la guerra, quindi frutto della minaccia costante delle armi, è inevitabile che la guerra ciclicamente ritorni sulla scena creando un circolo vizioso. Ammesso e non concesso che sia possibile avere una pace stabile e duratura, cosa improbabile data la natura umana, si potrebbe raggiungere solo praticando la non violenza come teorizzato, e praticato,  Ghandi  e in un mondo riunito politicamente in una confederazione planetaria di stati. Certo è un'utopia, ma risolverebbe molti altri problemi che affliggono l'umanità.

Gli ideali sono pacifici, la storia è violenta.

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  La mia generazione ha vissuto l’infanzia e la prima adolescenza nel periodo della diffusione della televisione e del cinema la cui produzione era dominata dall’America con la narrazione della storia della conquista del west e della più recente guerra mondiale, entrambe caratterizzate da una visione romantica dello scontro tra buoni e cattivi. Con poche eccezioni controcorrente. Ma la guerra, per chi la vive sulla propria pelle, è una delle cose peggiori che possano capitare. Forse la peggiore perché è una calamità che l’umanità si autoinfligge, che potrebbe essere evitata, al contrario dei disastri naturali, delle carestie e delle malattie, che invece sono inevitabili. Questo fenomeno doloroso, per molti versi irrazionale, che accompagna lo sviluppo della comunità umana da migliaia di anni in fasi cicliche attraverso le quali si ripresenta puntualmente nonostante le nostre migliori intenzioni è stato oggetto di discussione nell’ambito filosofico  ed è studiato dalla polemolo...