Lo stato dell'Unione Europea agli occhi di un cittadino comune
Per molte persone la storia recente della Unione Europea,
dal dopoguerra ad oggi, è stata un successo che ha portato benessere e
prosperità nelle nazioni che ne fanno parte. Qualcuno è arrivato a definire l’attuale
UE un “florido giardino nel mezzo della giungla del mondo”. Se, da una parte, è
innegabile che molto di buono sia stato fatto, dall’altra molte analisi
rivelano i limiti dell’attuale impostazione politica ed economica che,
ricordiamolo, resta pur sempre un’unione nata per favorire prima la ripresa
economica e poi l’integrazione dei paesi europei che uscivano dalla seconda
guerra mondiale in condizioni critiche. Si veda prima la storia della CECA , fondata nel 1951, " concepita come passo iniziale di un processo federale europeo", processo che di fatto non è mai stato effettivamente intrapreso. Un particolare questo di fondamentale importanza che non viene mai evidenziato abbastanza. Molti dicono che è sempre stata un'utopia, e forse è vero, ma nelle dichiarazioni ufficiali l'obiettivo era quello. Comunque sia, il processo portò alla trasformazione dell'unione in CEE nel 1957 fino ai passi più recenti della sua storia costituiti dal trattato di Maastricht del 1992 e da quello di Lisbona del 2007. Ma l'intento di questo post non è certo quello di scrivere della storia dell'unione europea ma, come semplice cittadino, piuttosto di riflettere sullo stato dell'unione e dei suoi effetti sulla vita dei popoli che ne fanno parte, evitando luoghi comuni e analisi specialistiche che non mi competono. Un punto di vista da uomo della strada, italiano. Un punto di vista che vede una situazione confusa e preoccupante per diversi aspetti.
Partiamo dalla creazione della moneta unica, l'euro, che, senza un Governo federale, senza una comune politica fiscale, della giustizia e del lavoro, costituisce senza dubbio un esperimento unico nella storia. Infatti all'epoca, oltre ad alcuni esperti di economia e alcuni politici, anche molte persone comuni ma dotate di esperienza pratica e di buon senso espressero fondati dubbi sull'esito dell'iniziativa. Molti pensano e affermano che sia stato un indiscutibile successo, e forse fino ad oggi è stato così; ma io credo che il tempo sia una variabile la cui importanza ci sfugge, avvenimenti storici come questo spesso ne richiedono tanto per manifestare i propri effetti, più di quanto siamo soliti a pensare.
A seguire, le perplessità su un sistema di Governo dell'Unione il cui potere principale è in sostanza rappresentato dalla incessante e pervasiva produzione di leggi e decreti; molti dei quali appaiono poco utili agli effetti pratici della vita dei cittadini e delle imprese.
Tralascio per esigenza di brevità altre due questioni delicate, anche se importantissime: 1) la gestione dell'immigrazione e 2) il famigerato "green deal" (con il quale abbiamo l'illusoria pretesa di salvare il mondo dalla presunta catastrofe climatica). Il primo frutto di traballanti compromessi necessari a sopperire la mancanza di una vera politica comune che sarebbe possibile solo in una unione federale e, la seconda, frutto e dell'azione di potentissime lobbies attraverso le quali opera la mano della grande finanza che è sfuggita al controllo della politica.
Altra considerazione importante è quella relativa alle figure elette al Parlamento europeo che sono quasi sempre decise dai partiti nazionale e non dai cittadini. Con tutto quello che naturalmente ne consegue in termini politici. Risulta poi difficile capire come sia possibile che un piccolo gruppo di individui, non eletti, la Commissione, possa essere arrivata ad avere un potere così grande da imporre decisioni discutibili agli Stati membri che continuano ad accettare limitazioni sempre più ampie alla propria sovranità.
L'ampia disponibilità di analisi economiche e finanziarie, politiche, che si contraddicono l'una con l'altra citando fatti e cifre difficili da verificare per una persona che conduce una vita comune con i suoi impegni, confondono le acque e si finisce ad uno scontro ideologico pro e contro UE. Una scelta binaria che non ha senso per una questione civile di così ampia portata che meriterebbe un informazione precisa e un dibattito accurato per mettere i cittadini in condizione di capire e decidere. Almeno così dovrebbe essere in democrazia. Invece se ne fa un' abuso, un mantra senza considerare che, di fatto, proprio questa Unione non sembra un buon esempio di democrazia proprio per come è governata e come funziona.
E arriviamo alla guerra, il cui spettro è tornato ad aleggiare in Europa. Anche qui prevale l'idea della scelta binaria: "c'è un aggressore e un aggredito", oppure "si sta meglio qui o meglio là (in Russia)?", o ancora "difendiamo il diritto all'auto determinazione". Un altro argomento, questo, estremamente complesso che meriterebbe l'analisi approfondita delle cause che hanno portato all'aggressione russa invece della superficiale, martellante, propaganda e del rullo insensato dei tamburi di guerra.
Come siamo arrivati a questo? Come possiamo avere dimenticato le nostre radici, le nostre speranze, il sacrificio di una generazione martoriata dalla guerra, le sofferenze, le morti, il lavoro faticoso della ricostruzione. Tutto seppellito nel turbinìo glamour del consumo, dei social con la loro realtà virtuale, e dalla montagna gigantesca di denaro, creato dal nulla, che ha alimentato il debito crescente delle nostre nazioni e che potrebbe essere diventato ormai ingovernabile.
Ed è quest'ultimo aspetto che più mi inquieta, perché nella storia dell'umanità quando le cose si mettono male per i governanti si inventa un nemico per distrarre il popolo e rinnegare le proprie responsabilità.

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